Mark Knopfler - The Car Was the One - Mark Knopfler's World

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Testi e traduzioni


Mark Knopfler - Get Lucky


iTunes and Amazon bonus tracks
Early Bird - 5:36
Time in the Sun - 2:52
Deluxe Edition bonus tracks
Pulling Down the Ride - 2:41
Home Boy - 3:15
Good as Gold - 3:27



A cura di Francesco Moretti

Settima canzone dell’album, e settimo caso da analizzare.
In “The Car Was The One", il Nostro rende onore ad una delle sue più grandi passioni, le corse di auto sportive.
Più precisamente, il brano trae spunto da un episodio descritto nell’autobiografia di uno dei più grandi piloti da corsa americani di tutti i tempi, Mark Donohue, intitolata “The Unfair Advantage”.
Ecco come il Nostro lo descrive:

“A quel tempo, Donohue era giovane e stava provando disperatamente a far notare il suo talento di pilota, ed era molto frustrato dal fatto di non riuscirci, di non trovare porte aperte.
Era esattamente il mio stato d’animo da giovane, quando ero disperato pur di poter suonare musica.
Come potrò mai procurarmi una buona chitarra? Ed un amplificatore adeguato? E formare un complesso?
Queste erano le domande che mi ponevo, continuamente.
Daresti la vita pur di raggiungere i tuoi scopi, ma semplicemente non riesci a farlo, e ci stai male.
Ecco, questa canzone parla del desiderio fortissimo di un giovane che vuole assolutamente seguire la sua passione.”

La forza di questi grandi sogni è resa alla perfezione, a mio modo di vedere, dalle note di apertura della canzone, suonate con una Fender Stratocaster del ’54.
Forti e isolate, come una macchina sportiva su un’autostrada in mezzo al deserto, un’atmosfera molto americana.
Il suono è molto simile a quello di Duane Eddy (“The Twang’s The Thang” come lo descrive Knopfler, riferendosi ad un disco del ’59 del grande chitarrista americano), e l’effetto sull’ascoltatore è davvero emozionante.
Mark Donohue, in seguito, riuscì a trovare le porte aperte che cercava, si unì alla scuderia del grande Roger Penske, e con quella vinse corse in diverse categorie, tra cui il trionfo nei campionati Trans-Am e Can-Am alla guida, rispettivamente, di una Chevrolet Camaro e di una velocissima Porsche 917-30 da lui sviluppata, e la vittoria nella 500 miglia di Indianapolis nel 1972 con una McLaren.
Arrivò a competere anche in Formula 1, dove purtroppo il destino gli portò via la vita durante le prove del Gran Premio D’Austria del 1975, alla guida di una March (il Nostro, a quel tempo, era in una band chiamata Cafè Racers, e tre anni più tardi avrebbe trovato il suo portone aperto con una certa Sultans Of Swing, i cui fraseggi pizzicati e velocissimi lo avrebbero fatto diventare uno dei più grandi chitarristi moderni di tutti i tempi…).
Considerato il triste destino toccatogli in sorte, si può considerare Donohue sfortunato?
Non secondo i suoi figli.
Queste le parole del primogenito David, pilota a sua volta:

“Per mio padre, la macchina, le corse e le vittorie erano tutto, nella vita.
Tutto ciò ebbe un prezzo, un prezzo tragico, alla fine, che però mio padre pagò senza esitazioni.
Credo che un artista come Mark Knopfler abbia capito alla perfezione quel tipo di attaccamento, e probabilmente avrà pagato un prezzo quasi simile lui stesso, riguardo la sua carriera.
Mio figlio Mark suona la chitarra (guarda caso…) ed è cresciuto con la musica di Mark Knopfler.
E sapere che Mark Knopfler ha trovato la vita di mio padre una fonte d’ispirazione è per me, francamente, un grande onore.”

Chiosa il secondogenito Michael:

“È una grande emozione, per me.
Mio padre sarebbe stato fiero ed onorato di venire ricordato in questo modo.”

Credo non ci sia altro da aggiungere.


Era la macchina, che desideravo

Nell’estate del ’63 tiravo a campare,
bazzicando le corse, sperando di pilotare.
Quando il weekend di gara era terminato, e caricavano le macchine,
non riuscivo ad avere un lasciapassare, così me ne andavo al bar.

Sono lì, in un angolo, che sorseggio una birra,
e indovina chi entra, ridendo e scherzando?
Nientemeno che Bobby Brown (1), il vincitore della corsa di auto sportive,
con alcuni amici e una ragazza, mamma mia, lei attirò gli sguardi di tutto il locale.

Bobby era un ragazzo selvaggio - un’estate
abbatté il muro di un motel a martellate.
Era capace di tutto - una notte, per vincere una scommessa,
corse attraverso un campo di granoturco alla guida di una Corvette.

Pensai: “Dev’essere eccitante essere così,
con quella bella ragazza, ed essere il re della pista."
Ma la verità è che, alla fine della storia,
era la sua Cobra (2), che volevo - era la macchina, che desideravo.
Era la sua Cobra, che volevo - era la macchina, che desideravo.
Era la macchina, che desideravo - era la macchina, che desideravo.


Lyrics

The Car Was The One

In summer ’63 i was staying alive,
hanging at the races, hoping to drive.
When they were done with the weekend and loading the cars,
i couldn’t get a pass, so i went to the bar.

I’m up in the corner, nursing a beer,
who should come laughing and joking in here?
But Bobby Brown (1), the winner of the sports car race,
with some friends and a girl, man, she lit up the place.

Bobby was a wild boy - one summer
he knocked down a motel wall with a hammer.
He’d do anything - one night, for a bet,
he raced through the cornfields in a Corvette.

I thought: “It’s got to be a thrill to be like that,
with the beautiful girl and be king of the track.”
But the truth is, when all was said and done,
it was his Cobra (2) i wanted - the car was the one.
It was his Cobra i wanted - the car was the one.
The car was the one - the car was the one.


(1) Bobby Brown:
Un pilota statunitense, di due anni più giovane di Donohue (è nato il 6 ottobre 1939) e tuttora vivente.
Ha goduto di una lunga carriera, seppur non costellata di grandissimi successi, in quanto il suo risultato di maggior spicco come pilota professionista fu il terzo posto nella classifica a punti del campionato S.C.C.A. Formula 5000 nel 1968, alla guida di una Lola.
Ottenne però tante vittorie minori, a partire dal suo anno di esordio, il 1961, su di una Chevrolet Corvette.
Dopo essere passato alla Cobra due anni più tardi, vinse il campionato North-East Division C Modified nel 1965 con un’auto da lui progettata e costruita, la Malibu Special.
Pilota dall’indole aggressiva e selvaggia, come attestato nella canzone, Brown dirà di se stesso:

“Non ero certamente uno dei migliori del mondo…ma credo che gli altri abbiano notato bene la mia presenza!”
(2) Cobra:
Si tratta di una famosissima auto sportiva prodotta dalla A.C. Cars e dalla Shelby Automobiles a partire dal 1962.
Conosciuta come Shelby A.C. Cobra, poi come A.C. Cobra ed infine come Ford Cobra, tale vettura nacque da un’intuizione fortunata del costruttore Carroll Shelby, che volle unire la potenza di un motore statunitense Ford V8 ad un telaio britannico leggerissimo, del peso di soli 1311 kg, ottenendo un rapporto peso/potenza eccezionale.
È l’oggetto del desiderio del giovane Donohue nell’ultimo versetto della canzone, e viste sia la bellezza che le prestazioni, posso benissimo capire il perché...


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